• MACCHINE PER SOGNARE – eso w/ circuito nomadica

    MACCHINE PER SOGNARE – eso w/ circuito nomadica

    «si tratta di registrare esplorazioni, che appaiono evidenti nell’attimo stesso in cui l’esperienza si accumula, prende il proprio senso e perde il proprio peso»

    𝑴𝑨𝑪𝑪𝑯𝑰𝑵𝑬 𝑷𝑬𝑹 𝑺𝑶𝑮𝑵𝑨𝑹𝑬
    una pubblicazione di eso w/ circuito_nomadica
    con cinque disegni di giuseppe spina
    20 pagine // 50 copie
    5eu

    stampato da press_press_milano

    per info, consegne o spedizioni scrivere a esoprogrammazione@outlook.com 

  • DOVE VANNO I VECCHI DÈI CHE IL MONDO IGNORA? – CANE Studio, Milano

    DOVE VANNO I VECCHI DÈI CHE IL MONDO IGNORA? – CANE Studio, Milano

    CANE Studio / Milano / 25 marzo 2026

    doppia proiezione / 19.30 – 21.00

    Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? // un film di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone (2023) // Nomadica

    presentazione di Macchine per sognare (eso edizioni), con due testi a cura di eso e Nomadica e cinque disegni di Giuseppe Spina.

    Nel 1835 uno scrittore francese tenta la scalata dell’Etna con un gruppo di uomini, due muli e una bottiglia di rum. Attraversiamo le tre regioni del vulcano che dividono in parti il film: la regione inferiore, la regione del fuoco, la regione deserta. Ognuna di esse porta con sé tracce enigmatiche di miti ignoti. Nuovi potenti occhi interrogano il vulcano, osservano ogni suo movimento, bramano di penetrare i suoi segreti, e si trovano di fronte agli strati più remoti della materia, alle profondità dello sguardo tecnologico. [dal catalogo del Torino Film Festival]

    «La macchina – la cinepresa, il telescopio, il microscopio – rivela e genera immagini che l’occhio umano, nudo, non può vedere: penetra fin dentro la materia, svelandone il formarsi e sformarsi. Con questa consapevolezza, Giuseppe Spina e Giulia Mazzone si sono avvicinati alla «tragica fantasia» dell’Etna, vulcano significante e parlante che abitano e percorrono da anni. Lungo tre parti, corrispondenti alle tre regioni della montagna (regione inferiore, regione del fuoco, regione desertica), risalgono il ciclo della materia che (s)compone il vulcano: c’è così la sinfonia visivo-sonora del taglio della pietra lavica raffreddata – che torna, sprizzando, liquida – la genesi mitologica del dio del fuoco che invisibile si nasconde nelle grotte sotterranee, fecondando la terra lavica – c’è il diario scientifico che dà conto dell’energia cosmica contenuta nel sedimento di lava cristallizzato, la parte minuscola collegata al tutto. Nello spettacolo naturale s’inscrive un pezzo di storia del cinema: le sinfonie industriali di Ruttmann e Ivens, la morte suicida di Empedocle filmata da Straub e Huillet, il rigore scientifico di moderni Painlevé. Ma la domanda di fondo, sgomberando il campo da possibili ascendenze, rimane come rappresentare questo organismo in movimento – correlativo oggettivo del cinema – che è l’Etna: quali immagini, quali mitologie fondare.» [da Macchine per sognare (eso edizioni), marzo 2026]